Covid-19, minaccia o opportunità per la mobilità on demand?
Il Covid-19 ha fermato il mondo, con conseguenze su vite e attività. Ma questa pausa forzata è anche un'occasione per fare il punto ed essere più preparati la prossima volta.

Il Covid-19 ha fermato il mondo, con conseguenze su vite e attività. Ma questa pausa forzata è anche un'occasione per fare il punto ed essere più preparati la prossima volta.
Il Citymapper Mobility Index è lo specchio di un mondo fermo. Alcune grandi città di Stati Uniti ed Europa si muovono appena al 3-5% dei livelli normali, mentre in Asia le cose iniziano lentamente a ripartire.
La maggior parte di noi non era preparata alla pandemia, comprese le agenzie del trasporto. Con il crollo dei passeggeri e della vendita di biglietti, la loro sfida è stata bilanciare il taglio dei costi con il mantenimento dei servizi essenziali e la tutela di passeggeri e personale. Alcune hanno scelto di aumentare la frequenza per evitare l'affollamento, altre hanno installato separatori, consentito la salita dalla porta posteriore, rimosso i tornelli o sospeso la bigliettazione per ridurre al minimo le interazioni e favorire il distanziamento.
Come tante altre, però, sono misure tampone adottate a posteriori, e il Covid-19 è un campanello d'allarme. Le pandemie globali non appartengono al passato; la prossima volta dobbiamo essere più preparati. In circostanze senza precedenti come queste serve un trasporto flessibile e adattabile, ed è il momento che i fornitori di mobilità on demand facciano un passo avanti con soluzioni innovative che trasformino le minacce in opportunità.
La principale di queste minacce è la nostra nuova paura degli spazi condivisi, qualcosa che i nostri antenati conoscevano bene. Il distanziamento fisico per prevenire la diffusione delle malattie era già presente nei grandi viali e nell'espansione urbana dei primi del Novecento, così disastrosi per il tessuto sociale e l'ambiente. Ora quella paura minaccia la recente tendenza verso la mobilità condivisa, di cui i servizi di ride-hailing individuali non hanno perso tempo ad approfittare.
Non tutto è negativo, però. Da un giorno all'altro il Covid-19 ci ha catapultati in un'utopia senz'auto, con strade più vuote e silenziose e aria più pulita. Per alcuni la micromobilità individuale, soprattutto la bicicletta, è diventata il mezzo preferito, e alcune città hanno sospeso le tariffe dei servizi di sharing o ampliato le piste ciclabili. La sfida ora è consolidare ogni passo verso una mobilità più sostenibile invece di tornare alle vecchie abitudini dopo il coronavirus. Né si può permettere che la paura blocchi o inverta le politiche di riduzione delle auto se i pendolari, finito il lockdown, eviteranno il trasporto pubblico preferendo l'auto privata.
Tornare alla normalità, qualunque essa sia, e prepararsi alla prossima crisi significa iniziare a pensare in modo diverso a molte cose. È qui che possono aiutare le partnership pubblico-private e la mobilità on demand basata su tecnologie come quella di Shotl. Immagina di poter prevedere la domanda e reagire in tempo reale, inviando veicoli solo dove e quando servono. Oltre a ridurre i costi, questa flessibilità permette di adattare i servizi agli orari scaglionati raccomandati per il rientro al lavoro. La prenotazione e il pagamento tramite app eliminano inoltre la necessità che il personale controlli l'occupazione a bordo o interagisca con i passeggeri. E una mobilità personalizzata e basata sui dati offre perfino la possibilità di segmentare i passeggeri per età, categoria di rischio o altri criteri demografici, o di impiegare navette condivise per determinati lavoratori o altre categorie.
Questa crisi ci ricorda che la mobilità è un servizio essenziale, come la sanità e le filiere di approvvigionamento: i lavoratori dei trasporti sono ogni giorno in prima linea perché altri possano andare dove c'è bisogno di loro. D'ora in poi il trasporto dovrà essere abbastanza flessibile e adattabile da resistere ai cambiamenti e alla perdita di ricavi, continuando a farci muovere. Quando la polvere si sarà posata, il mondo sarà probabilmente un po' diverso. È ora di chiedersi se debba esserlo anche la mobilità.


