Le tre ere della mobilità on demand
Un nuovo tipo di trasporto ha rivoluzionato la mobilità urbana nell'ultimo decennio. Basate su tecnologie digitali all'avanguardia e sostenute da grandi capitali, le nuove realtà della mobilità on demand sono diventate rapidamente nomi familiari.

Un nuovo tipo di trasporto ha rivoluzionato la mobilità urbana nell'ultimo decennio. Basate su tecnologie digitali all'avanguardia e sostenute da grandi capitali, le nuove realtà della mobilità on demand sono diventate rapidamente nomi familiari. Offrendo soluzioni porta a porta rapide, flessibili ed economiche, hanno scosso un settore fossilizzato e colto impreparati operatori storici e autorità.
Che piaccia o no, la mobilità on demand è qui per restare, ma dove andiamo da qui? Come sfruttarne il potenziale senza devastare interi settori o aggravare la congestione urbana e l'inquinamento? Sono solo alcune delle sfide discusse in Rethinking on-demand mobility - Turning roadblocks into opportunities, del Future of Mobility Lab della società di consulenza Arthur D. Little.
Il report individua tre ere della mobilità on demand, a partire dalla 1.0: taxi tradizionali e noleggio con conducente. Con molti asset e dipendenti dalle capacità di guida umane e da forme tradizionali di vendita e dispatching, hanno visto poca innovazione per oltre mezzo secolo. Intorno al 2009, però, la rivoluzione digitale e l'arrivo del ride-hailing hanno aperto una nuova era: la 2.0. I nuovi operatori hanno ora un vantaggio grazie a innovazioni come la prenotazione da smartphone, opzioni di pagamento semplici e la visualizzazione di salita e discesa, e sfruttando analisi dei dati, tecnologie intelligenti e IA per capire le esigenze dei clienti e far incontrare domanda e offerta in tempo reale.
È interessante notare che, anche se l'«e-hailing» rappresenta solo l'1% di tutti i chilometri percorsi nel mondo, cresce più velocemente di altre forme di mobilità condivisa come car pooling, car sharing o bike sharing. Il report di Little prevede che le corse annue passino da 6 a 83 miliardi e che il valore di mercato cresca da 61 (nel 2017) a 285 miliardi di dollari entro il 2030.
La 2.0 segna il passaggio dal trasporto pubblico collettivo e dall'auto privata alla mobilità individuale condivisa. Operatori storici e autorità devono ora affrontare sfide importanti e decisioni difficili. Ad esempio, le compagnie di taxi devono scegliere se allearsi con le piattaforme di ride-hailing o cercare di competere con una costosa reinvenzione interna, facendo leva sulla propria conoscenza del territorio.
Allo stesso modo, le autorità pubbliche devono evitare che il ride-hailing con uno o pochi occupanti sostituisca il trasporto pubblico. Anche se esistono opzioni di corsa condivisa, i dati 2018 pubblicati negli Stati Uniti da alcune aziende di ride-hailing indicano che la grande maggioranza delle corse non è ancora condivisa. Le autorità devono regolamentare per incentivare il ride pooling e/o collaborare per offrire connettività di primo e ultimo miglio e servizi on demand dove il trasporto tradizionale a percorso e orario fissi potrebbe non essere praticabile. In Shotl crediamo fermamente nel potenziale del trasporto pubblico a chiamata e siamo orgogliosi di essere citati come esempio nel report di Little.
Le autorità camminano anche su un filo sottile in termini di regolamentazione: una mano troppo pesante può soffocare una concorrenza e un'innovazione positive; una troppo liberale potrebbe cancellare i settori tradizionali. Quanto le città fossero impreparate alla 2.0 è evidente dalle enormi differenze a livello mondiale nelle leggi e nelle condizioni operative del ride-hailing, che hanno impedito a questi servizi di crescere fino a una presenza globale.
Questo preoccupa le aziende di ride-hailing, perché nonostante strategie aggressive di crescita rapida, il loro modello con pochi asset e molta liquidità continua a non essere redditizio. Anche loro devono quindi scegliere se competere o collaborare, se personalizzare o diversificare l'offerta, e introdurre innovazioni come la tariffazione intelligente o gli abbonamenti.
Qualunque sia la risposta, la domanda di mobilità on demand non potrà che crescere, spinta da una maggiore connettività, da un minore tasso di motorizzazione tra i giovani e dall'integrazione del ride-hailing in altre soluzioni di mobilità condivisa o in piattaforme di Mobility-as-a-Service (MaaS). Tutti gli attori devono essere rapidamente all'altezza della sfida, perché all'orizzonte si profila una svolta ancora più grande: i veicoli senza conducente. Anche se mancano ancora alcuni anni, la «3.0» renderà ancora più sfumati i confini tra trasporto pubblico e mobilità privata on demand e aumenterà i profitti del ride-hailing eliminando i salari degli autisti.
La mobilità on demand rappresenta una delle più grandi sfide e opportunità della mobilità del nostro tempo. Trovare il giusto equilibrio tra gli interessi di tutti i soggetti coinvolti e creare le condizioni per un'innovazione a vantaggio dei clienti sarà fondamentale per gestire la transizione nei prossimi anni.


