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Veicoli senza conducente: non dimentichiamo il fattore umano

I veicoli completamente autonomi iniziano finalmente a passare dalle piste di prova alle strade, e chi li sviluppa si sta rendendo conto che offrire un servizio di trasporto non significa solo guidare.

Osvald Martret, CEO
· 3 min di lettura
Mano che avvicina uno smartphone a un lettore di biglietti contactless a un tornello

I veicoli completamente autonomi iniziano finalmente a passare dalle piste di prova alle strade, e chi li sviluppa si sta rendendo conto che offrire un servizio di trasporto non significa solo guidare.

Dopo molti anni di sviluppo, Waymo è finalmente scesa in strada a Phoenix, in Arizona, con un servizio limitato di ride-hailing via app per i membri del suo programma di primi utenti. È un passo da gigante per il progetto di guida autonoma di Google, ma restano infiniti piccoli passi prima che diventi una presenza quotidiana sulle nostre strade.

Gli addetti ai lavori prevedono da tempo con entusiasmo l'arrivo dei veicoli senza conducente, ma la realtà è arrivata più lentamente. Anche se la tecnologia e i risultati dei test ci sono, esistono ancora molti ostacoli all'introduzione su strada, tra cui costi, connettività e timori per cybersicurezza e sicurezza.

Poi ci sono le sfide secondarie, che emergono solo quando a bordo non c'è più un conducente umano di riserva. I computer sono bravissimi a rispettare la segnaletica orizzontale, le distanze di sicurezza e i limiti di velocità. Ci sono però altre funzioni, più banali ma comunque importanti, che svolgiamo senza pensarci e che richiedono una programmazione complessa perché una macchina possa replicarle, come comunicare ai passeggeri cambi di orario o dei punti di salita e discesa. A volte le interazioni umane più semplici e spontanee sono le più difficili da imitare per un computer.

Le navette senza conducente a chiamata offrono grandi opportunità, e per questo Shotl collabora con aziende come Sensible4 nell'ambito del programma FABULOS, fornendo tecnologia per la prenotazione delle corse, il dispatching dei veicoli e l'instradamento dinamico. Questo e altri progetti simili ci aiutano a capire le sfide legate al raggiungimento della piena automazione.

Ad esempio, oggi, quando un passeggero effettua una corsa prenotata con la nostra app, è l'autista a registrare nel sistema l'avvenuta salita e discesa, oltre a segnalare i passeggeri che non si presentano. Ma come farà una macchina a replicare questo compito fondamentale? E come verificherà che la persona che sale abbia davvero prenotato una corsa?

Nei test i veicoli senza conducente hanno a bordo un «agente di sicurezza» umano che può svolgere queste funzioni. Vogliamo però arrivare a spostare l'agente dal veicolo a una centrale di controllo, da cui possa supervisionare a distanza più veicoli contemporaneamente. Più avanti ancora, lavoriamo per ottenere il riconoscimento e la registrazione completamente automatizzati dei passeggeri. La domanda ora è come riuscirci e se la tecnologia oggi disponibile possa offrire la soluzione.

Un'opzione potrebbe essere un sensore sulla porta che conti i passeggeri in salita e in discesa. Un'altra possibilità è usare sensori Bluetooth o NFC per rilevare lo smartphone con cui è stata prenotata la corsa e consentire così l'accesso al veicolo. Un'altra ancora potrebbe essere il riconoscimento facciale, già usato in alcuni luoghi per l'accesso agli eventi o per i controlli di frontiera.

Tuttavia, anche se parte di questa tecnologia esiste già, non sappiamo se sia all'altezza della sfida più grande di tutte: prevedere la natura umana e tenerne conto. Ad esempio, sulle navette piccole (dove installare varchi non è pratico), come sappiamo che ogni passeggero aspetterà educatamente di essere identificato prima di salire? O salirà tutta la fila dietro alla prima persona che ottiene l'accesso? E come impediamo di salire a chi non ha nemmeno prenotato?

Quando parliamo di veicoli senza conducente, le prime cose che vengono in mente alle persone, e su cui si concentrano gli sviluppatori, sono le grandi questioni che fanno paura, come la sicurezza. Ma man mano che la guida autonoma diventerà realtà, il ritmo dei progressi dipenderà probabilmente dalla nostra capacità di risolvere un'infinità di questioni secondarie legate alla riproduzione delle interazioni umane quotidiane. Forse, come alle casse automatiche dei supermercati, servirà sempre una persona per gestire gli «articoli imprevisti» (cioè altre persone).

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